Mettiamoci in ascolto…

Se apriamo il Dizionario della Lingua italiana alla voce ‘ascoltare’ troviamo (tra i tanti) il seguente significato: “Stare intenzionalmente a udire qualcuno o qualcosa“. Balza subito all’occhio che il termine ‘udire’ non è sinonimo di ‘ascoltare’. Perchè? Perchè ‘udire’ si riferisce esclusivamente alla capacità di percepire i suoni e non ingloba la capacità di interpretarli da parte della mente. ‘Ascoltare’ quindi è il passo successivo all’udire. Nella definizione la parolina magica è ‘intenzionalmente’. Non è questione da poco. O almeno non per tutti. Per chi ha una disabilità uditiva ‘ascoltare’ è un processo complesso e faticoso (specialmente per i bambini) che deve necessariamente coinvolgere gli altri sensi, in particolare la vista. Già, la vista. Parlare con un sordo significa guardarlo negli occhi in modo che egli possa guardare anche i movimenti delle labbra (il labiale) per cercare di comprendere meglio ciò che l’interlocutore vuole dirgli. La comunicazione è quindi necessariamente più attenta, in cui distrarsi vorrebbe dire perdersi pezzi del discorso. Il sordo deve stare attento a ‘udire’ prima di tutto. Poi può ‘ascoltare’, cioè analizzare il senso di ciò che viene detto. Si fa fatica, credetemi. Però è anche una comunicazione più intima, più partecipata. Guardarsi significa anche mettersi in ascolto non solo dal punto di vista uditivo ma anche emozionale. Significa porre attenzione anche ai piccoli dettagli del viso, delle mani, della gestualità così importante all’interno di una comunicazione tra persone. E allora si comprende che la persona sorda che si ha di fronte (che non ha una disabilità fisica apparente, cha balza all’occhio) ha bisogno che le si presti attenzione, che la si accolga non solo con le parole ma con il cuore. Perchè ha bisogno che anche gli altri si mettano in ascolto con la stessa intensità con cui ella cerca ‘intenzionalmente’ di fare.

Ecco chiaro il significato del nome dato a questo blog. E’ un invito a riflettere, a cercare di comprendere le grandi difficoltà che un sordo ha nella comunicazione con chi sordo non è. Questo blog nasce da questo spirito, da questo bisogno di ascoltare e di raccontare. Raccontare cosa? Cosa significa vivere quotidianamente accanto a delle persone sorde.

In aggiunta ci sarà anche una parte più tecnica (ma non scenderò mai nel dettaglio, per quelli vi rimanderò a siti specifici), con informazioni utili per chi si trova in una situazione simile a quella della giovane coppia di cui racconterò gli avvenimenti. E quindi ci sarà spazio per comprendere come funziona l’udito, cosa vogliono dire termini complessi (come audiogramma, ipoacusia bilaterale, impianto cocleare, etc), quali sono alcuni centri di eccellenza per la cura della sordità, cosa significa fare logopedia e riabilitazione motoria, quali sono le associazioni che si occupano di aiutare le famiglie con tali problemi, quali sono i diritti di una persona audiolesa.

Condividere è un primo passo verso il superamento di quello che all’inizio (diagnosi di sordità per un proprio figlio) è un vero e proprio shock.

Iniziamo quindi questa avventura nel mondo del silenzio.

Mettiamoci in ascolto…..